sábado, 20 de octubre de 2007

Dal motorino alla bici

A Connie



Certo che mi è piaciuto il tuo percorso sul motorino per quelle splendide strade. È stata una boccata d'aria primaverile, venuta propio bene qui, che piove da cinque giorni. Poi ci sono tanti ricordi... Anch'io facevo dei percorsi con piccoli cambiamenti ogni giorni per trovare cose nuove, scorci innatesi. Basicamente c'erano due percorsi base (fammi apripe un po’ la finestra dei ricordi) : Corso Vittorio - Colosseo - San Giovanni - via Tuscolana, quando la Lamaro era a Cinecittá. Poi quando è avenuto il cambiamento verso il quartiere tuo, faccevo pure io Bocca della Verità e dopo Caracalla - Piazzale Numa Pompilio - Cristoforo Colombo ecc... Va bè, chiudo il parentesi nostalgico.

Ma come vendetta, vorrei pure io farti stringere un po il cuore, raccontandoti il mio odierno percorso bici:

Si prende Paraná, in leve dicesa, ben coperto dietro la cassa di un 102. Si lascia sulla sinistra la sempre verde piazza Vicente López, splendente di alberi di radici sproporzionate. Poi c'è quel piccolo giro a sinistra che imbocca Vicente López, con la statua di Blas Parera, che scrive assorto la musica dell'inno nazionale. Dopo appaiono i severi porticati del "Norte" (già Casa Tia), e s'arriva su quell’angolo dove pochi anni fa si trovava sempre alcun Padilla, ormai tutti partiti. Come non pensare al "Barba", fregato malamente dal suo socio, e finito sull tuo divano, per fare il finto polizziotto? Si gira a destra sull'ampia Callao, e ti trovi di fronte la brezza che vien fresca dal largo fiume, di ciu si intravede una striscia di argento. Col sole diretto in faccia, se chiudi un po gli occhi, riesci a vedere le aranciate gru che al porto stanno ferme. Devi stare attento alla discesa, per non prendere troppa velocità, visto che aspetta la lunga pausa del semaforo di Libertador. Giri a sinistra e vai sempre diritto, i bei parchi a destra e sinistra, con gl’alberi fatti gialli dall'autunno. Il dorico fasullo ma severo della facoltà, lo scatolone rosso del museo, i bei palazzi che affiancano Figueroa Alcorta, fino ad arrivare al Palazzo dello stesso nome, dove finisco, stanco, la mia pedallata. Propio a pochi passi dalla casa dove son trascorso la mia prima infanzia. Un viaggio che è in certo senso un ritorno. È anche bella la nostra Buenos Aires, piena d’un incantesimo di terzomondo ripreso. E poi e nostra, cosa che Roma non sarà mai.


(Buenos Aires, marzo 2003)

1 comentario:

Lucía Mazzinghi dijo...

non capisho niente. Bacio y chivediamo. La biografía de Helena es una de mis prefes